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November 10 Specchio Specchi delle mi brame, chi è la più bella del reame? EriKa!!!!!!Premesso che EriKa non la conosco come mi piacerebbe, vorrei motivare il perchè della mia affermazione.
Mettiamo il caso che una persona vi contatti tramite messenger, vi conoscete e iniziate a parlare. Parlate di voi, delle vostre esperienze e di tutte le stronzate che vi passano per la testa.
Scoprite che, dall'altro lato del pc, c'è un cervello niente male e, cosa a mio avviso molto importante, scoprite che chi sta dall'altro lato ha un cuore.
Voi mi direte "Tutti hanno un cuore!" e avete anche ragione. Tutti hanno un cuore ma pochissimi sanno come lo si usa, e lei ritenete rientri tra quei pochissimi.
Iniziate a farvi una idea di quella persona e cercate, in tutti i modi, di mostrare la parte più profonda e nascosta di voi. Cercate di mostrare alla nuova arrivata quel brandello di cuore che nessuno, nemmeno i vostri amici più cari, ha mai visto o di cui comunque hanno solo sentito parlare.
Una sera uscite con i vostri amici, andate a mangiare fuori e chiedete alla vostra migliore amica di portare una sua amica di cui avete tanto sentito parlare.
L'amica effettivamente si dimostra essere un tipo molto carino e anche molto ma molto intelligente. Tanto che, a fine serata, alla domanda "Cosa ne pensate della mia amica?" rispondete "Per una così metterei anche la testa a posto!"
Il giorno dopo tentate di uscire nuovamente con "L'Amica" e, in un certo senso, ci riuscite pure. Scoprite, però, che la ragazza con cui siete usciti la sera prima in realtà vi conosceva già grazie ai numerosi racconti della vostra amica e perchè in realtà la tipa è la ragazza che precedentemente avete conosciuto su Messenger.
Pensate di aver fatto, anche con lei, l'errore di mostrarvi per come siete perchè, nonstante facesse credere il contrario, la raga aveva già la sua idea ( bella e fatta ) su di voi. Una visione tale da relegarvi nel ruolo di cattivo a vita.
Il tempo, passando, fornisce sempre vari elementi per valutare una persona però, se qualcuno vi domanda "Chi è la più bella del reame?" e nel frattempo state guardando una foto con due persone e il vostro pensiero indugia su una, nel rispondere "EriKa", alludete alla persona che è o a quella che abita nella vostra testa?
October 25 Un giorno di sana pianta.....Un giorno ti svegli, vai a lavoro e ti aspetti che la giornata proceda come, fin ora, hanno fatto le altre.
Incontri i colleghi, prendi il caffè e cazzeggi in attesa di un nuovo incarico da riportare, poi, sulla tabella delle attività settimanali.
Un giorno ti svegli e scopri che nel tuo vecchio ufficio, il posto dove sei "nato" ( lavorativamente parlando ), hanno bisogno di te.
Ti dici "Cazzo, questa è la vota buona che divento qualcuno. E' la vota buona che mi sistemo".
Un giorno alla fine della giornata dici solo "Cazzo!!!!!".
Hai scoperto che non solo nn ti volgiono contrattualizzare al pari di chi, attualmente, è nel tuo ex-ufficio ma pretendono anche che tu faccia il tuo e il loro lavoro.
Un giorno la tua giornata è finita. Torni a casa, pensando che peggio di così non possa andare ,ti stendi sul letto e ti addormenti.
Un giorno ti addormenti e sogni.
Sogni quella ******* *** ** ** ******* ed è lì che ti senti davvero male.
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"La mente che si apre ad una nuova idea, non ritorna mai alla dimensione precedente" Albert Einstein
"Il culo anche" Clodoril Hernandes September 26 Un segreto da Svelare...( II )“Una sera del primo mese insieme, scesi giù al laboratorio e vi trovai Michele e Lui. Dopo alcuni minuti, lui, mi mise a parte del suo piano di portare Michele da una prostituta. Gli domandai come mai lo chiedeva a me e non a Giulio e lui mi rispose candidamente “Perché Giulio è fidanzato!”. Risentito da quell'affermazione gli risposi “Perché io non sono fidanzato? Marika cos'è secondo te? E poi a me queste cose non piacciono”. Lui attaccò un sermone sul fatto che Giulio non volesse ma che quella fosse un esperienza che andava fatta, che a lui mancava. Disse tante altre cose a suffragio della sua tesi, tante che alla fine decisi di accompagnarli, pur di non sentirlo più. Accettai, solo a patto che con noi fosse venuto anche Paolo. Ammesso che ne avesse avuto voglia. -Paolo in quel periodo era pieno di ormoni e rischiava di confondere per sempre sesso e amore ( lezione che io imparai solo con te, ma questo non te l'ho mai detto ). Inoltre era esasperato dal pensiero della sua prima volta. - Quando seppi della partecipazione sicura di Paolo mi premurai di fornirgli alcune indicazioni sbagliate – ovviamente senza lasciarglielo capire – affinché l'amplesso che si preparava ad avere non gli piacesse, così da evitare futuri ritorni, e che quella volta bastasse per rendergli chiaro lo squallore dell'andare a prostitute. Ci organizzammo per il Martedì successivo, andammo e con noi venne anche Giulio. Gli eventi di quella sera, benché fu promesso di tenerli segreti, divennero di dominio pubblico nel giro di poco. Quello che non si sa, però, che quella sera di 5 persone non 2 ma 3 fecero sesso con una prostituta. Il resto, puoi dedurlo da sola.
Ti ho raccontato questa storia per un solo motivo: se quella sera avessi ceduto alle tentazione celata nelle Sue parole, con molta probabilità saremmo stati in 4 ad andare con meretrici. Se fossi venuto veno alle mie regole ti avrei trattato peggio di una puttana. Per fortuna non lo feci e sono fiero di me. Non lasciare che qualcuno che ha così poca considerazione di te, abbia accesso al tuo cuore. Non commettere l'errore della puttana a dargli il tuo corpo!” Più sotto, scritta con una penna di colore leggermente diverso e per questo irriconoscibile prima, un altra piccola frase: “Troppo Tardi”. Chiuse il libro di botto. Mille pensieri le affollarono la testa. Il buonumore di inizio mattina era ormai un lieve ricordo, era tutta scombussolata. Si ritrovò a tremare dal nervosismo, camminò avanti e dietro per la cucina e, nel frattempo, pensava. “Se quello che ha scritto fosse vero? Se davvero, come dice, GIAcomo avesse fatto questo? Oddio, non voglio pensarci!. Nonostante si fosse lavata da pochissimo sentì l'impellente bisogno di farsi una doccia, improvvisamente si sentì sporca. Corse in bagno, sfilò, velocemente, via la maglia rosa e il pantalone azzurro del pigiama e si infilò sotto la doccia. Aprì l'acqua, non si preoccupò subito di regolarne la temperatura: lasciò prima che scorresse su di lei e che portasse via i pensieri e le brutte sensazioni poi si preoccupò di riscaldarsi. Fece viaggiare i suoi pensieri e, come acqua, li lasciò scivolare verso il basso, nella zona più nascosta e buia della sua mente, nel posto dove aveva riposto l'amore che una volta la legava al suo Ex: Nella casa dell'indifferenza. Tornò in cucina sforzandosi di non pensare e, quando non ci riusciva, cercava di darsi giustificazioni per il suo operato. Pensò “Siamo sicuri che l'abbia fatto davvero? Se così fosse che mi frega che sia andato a puttane. Io non sono una di loro e non mi tratta da tale” oppure “Non mi interessa il suo passato, mi interessa quello che mi fa provare adesso” o anche “Dopotutto non ha fatto nulla di male, se lo ha fatto è stato perché aveva bisogno di sfogarsi e l'ha fatto nel modo più semplice”. Puntualmente, però, una vocina piccina nella sua testa le diceva che quelle erano solo scusanti e che l'unica verità era quella descritta nel quaderno. Iniziò ad odiare oltremisura il suo ex. Lo odiò per aver scritto, per aver aver permesso che la borsa e il suo contenuto arrivassero a lei e anche per essere passato nella sua vita perché, nonostante fosse stata lei a lasciarlo, aveva lasciato un enorme ed incolmabile vuoto nella sua vita. Lo odiò anche per averle fatto ammettere, anche se in maniera inconscia, quella verità. Aspettò che l'amica di stanza di svegliasse per chiederle come mai quella borsa si trovasse in casa loro, dopotutto non era quello il suo posto. Fu una lunga attesa. Prese un'altra bella tazza di caffè dalla macchinetta e impegnò il tempo finendo di sfogliare la rivista sul tavolo, non aveva nessuna intenzione di aprire nuovamente il quaderno. Ormai, benché avesse letto solo una piccola parte, temeva il contenuto di quell'oggetto infernale. September 23 Un segreto da Svelare...( I )Quella mattina si svegliò di buon umore, non c'era un motivo in particolare per esserlo ma lei lo era e ne era felice. Si alzò dal letto e, come al solito, inciampò in qualcosa lasciato in giro dalla sua compagna di stanza. “Cazzo”, disse tra se e sé massaggiandosi il piede, “prima o poi con questa litigo”. Com'era volubile in quel periodo, era bastato così poco per cancellarle il sorriso sulle labbra. Il fatto di aver lasciato il suo ragazzo l'aveva presa proprio male. Cercò di non pensarci e, soprattutto, tentò di aggrapparsi a quel brandello di felicità che ancora le era rimasto. Uscì dalla stanza andando in cucina e, cercando di non disturbare sua sorella e l'amica nell'altra stanza, preparò una macchinetta di caffé. Che giornata sarebbe stata senza una buona tazza di caffé? Mise la macchinetta sul fornello e aprì il gas per un fuoco lento: non le piaceva bruciato. Aspettò, mentre un dolce aroma si diffondeva per la cucina, nel frattempo sfogliava distrattamente le pagine di un giornale che qualcuno aveva lasciato lì la sera prima. S'interessò ad un articolo e chinò la testa per vedere meglio. Una ciocca di ricci capelli le cadde avanti agli occhi: sbuffò per tirarla via. Il caffé uscì completamente, spense il fuoco e versò in una tazzina una bella quantità del liquido marrone. Ripose la macchinetta sul fornello, appoggiò la tazzina sul lavabo e, in attesa che liquido nella tazza si raffreddasse, si diresse in bagno. Non amava il caffé bollente, anzi lo odiava. Preferiva aspettare qualche minuto in più piuttosto che ustionarsi la lingua. Percorse il corridoio che collega la cucina con il bagno lentamente, era ancora intorpidita dal sonno, guardando distrattamente quello che le era intorno. Espletò le funzioni della toletta mattutina con tutta calma, la casa dormiva ancora, e ritornò in cucina per gustare, finalmente, il suo caffé. Uscendo dal bagno, nella stanza ora meglio illuminata dal sole del mattino, vide l'oggetto in cui era inciampata prima: una borsa. Una borsa fatta a forma di sacco, marrone chiaro. Aveva un aspetto vagamente familiare, l'aveva già vista ma non ricordava dove. Tornò in cucina sforzandosi di ricordare e si diresse verso il suo caffé: lo bevve. L'effetto della caffeina fu quasi miracoloso. La sostanza, presente nel liquido, subito le riattivò le funzioni celebrali e la risposta, nella sua semplice chiarezza, le si rivelò. Era la borsa del suo Ex ragazzo, la borsa di Kekko. Tornò correndo nella stanza, per sincerarsi che fosse davvero lei. Aprì la sacca e all'interno vi trovò una bomboletta con dei tappini, un marker bianco da writer, delle penne e un quaderno. Non era sicura che fosse sua. In 7 mesi trascorsi insieme non le aveva mai detto di essere un graffitaro e, quel quaderno, cosa rappresentava quel quaderno? Lo osservò attentamente. Tutto sommato era un quaderno alquanto anonimo: nero, con gli anelli al posto della rilegatura e con la copertina rigida. Non aveva mai visto quel quaderno eppure sentiva che gli apparteneva. Spinta da un irrefrenabile curiosità lo aprì. La prima pagina mostrava una specie di esplosione di colori, al centro una enorme scritta nera. “Pensando Pensieri” e sotto, più piccola, “sotto il sole dell'Andalucia”. Più in basso ancora, quasi nascosta in una zona verde, un'altra frase: “Grazie a te che hai evitato che lei si facesse del male”. Quest'ultima frase le fu poco chiara ma decise di focalizzare la sua attenzione sulla prima. Anche lei era stata lì in vacanza quell'anno. Girò pagina e subito la grafia di lui le balzò agli occhi. L'avrebbe riconosciuta tra mille. Solo lui era capace di scrivere mille parole e non fare mai la stessa lettera uguale. Le tornò in mente il quaderno di pelle, regalo di natale, sul quale condivisero una buona parte della loro storia. Forse l'unica vera. Rivide le numerose lettere che insieme scrissero e assaporò, nuovamente, la felicità di quei brevi momenti. Quel pensiero non le piacque. Stizzita, tornò a sfogliare il quaderno, mentre mille interrogativi si facevano largo nella sua testa. Coma mai quella borsa era lì e, soprattutto, come mai non sapeva nulla di quel quaderno? La risposta alla seconda domanda le arrivò sfogliando le atre pagine. La data scritta nell'angolo in alto a destra indicava il 22 agosto, era logico che non ne sapesse nulla, in quel periodo non erano più uniti. Continuò a sfogliare le pagine. Trovò l'intervento, uno dei tanti, che le dedicò sul suo blog, la lettera “Caro amico” che aveva fatto tanto scalpore nella casa e anche una serie di domande, rivolte a lei, che non ebbe mai la possibilità di farle. Tra le pagine qualcosa attirò la sua attenzione. Fino ad allora non aveva intenzione di leggere, guardava solo i numerosi disegni sparsi tra le mille parole. Quel qualcosa, però, la chiamò. Due strisce rosse, unite ad angolo, dividevano il foglio in tre parti. In alto a destra, contornato da una macchia gialla bordata di rosso, un 25 stilizzato alla maniera dei b-boy. Le sezioni erano occupate in alto da una stupida frase “In ritardo come il volo che mi ha riportato a casa”, di lato da un testo frammentato di colore rosso e al centro una specie di lettera scritta con penna blu. Proprio quest'ultima aveva attirato la sua attenzione. A differenza di quanto visto fin ora, questa lettera aveva una certa linearità, completamente differente dalle altre che non avevano ordine. Parole messe a casaccio secondo uno schema noto solo a lui. Prese a leggere l'introduzione al pezzo:
“Stamattina al mio risveglio, dopo averti sognato tutta la notte, mi è tornata in mente una storia. Una di quelle che ho sempre tenuto per me ma che ora voglio scrivere, sperando solo che per quando la leggerai non abbia fatto cose di cui possa pentirti.”
L'intro le gelò il sangue nelle vene. Era palese che quella fosse una lettera destinata a lei e che, stando alle parole, non presagisse nulla di buono. Dapprima pensò “Ma quale pentirti? È mai possibile che in tutti questi mesi non abbia capito che non torno mai indietro sulle scelte fatte?”, poi il dubbio s’insinuò in lei, supportato dal fatto che lei sapeva bene che lui la conosceva come se stesso. Cosa che non poteva dire lei di lui. A quel punto la sua curiosità crebbe e, se prima avesse avuto qualche tentennamento sul continuare o meno, ora era sicura: doveva sapere cosa le avesse tenuto nascosto di tanto importante. Seguitò nella lettura con l'ansia di scoprire cosa racchiudeva quella stupida lettera di così importante. Tutta una questione di scelte[...]
"Secondo me tu sì strunz", disse l'amico guardandolo con aria allibita.
"Kekko, lascia stare! Conosco i miei polli", rispose lui come per giustificare il suo non operato.
Kekko, l'amico, restava sempre allibito davanti a scene del genere. Com'era possibili restare impassibili dinnanzi ad una bellezza prorompente come quella? Restare immobli mentre lei, per gioco o per vero, ti bacia passionalmente il collo, ti sussurra parole all'orecchio e si struscia addosso? Mah, non avrebbe mai capito l'amico.
Vide negli occhi di Kekko dipingersi lo stupore, si avvicinò a lui, poggiò il gomito sinistro sulla spalla di Carlo, che assisteva allibito alla scena, e, con il tipico atteggiamento da uomo di mondo, disse: "Kekko, il babbà quando lo hai annusato tante volte o te lo mangi o ti si annozza ngann !"
Carlo, che non era abituato ad una tale manifestazione di "saggezza", resto di stucco e, cercando di reprimere la grassa risata che l'ilarità della situazione stava facendo nascere in lui, disse: "Ma ne vale la pena? Nel senso, sei sicuro che quel babbà te lo mangerai?"
"Secondo me quella non è un babbà ma una coda d'aragosta", disse kekko nel tentativo di creare un paragone pertinente che lasciasse sì trasparire quanto fosse "Nà Pret" l'oggetto della discussione ma che evidenziasse nel contempo quanto ardua fosse l'impresa e quanto doloroso sarebbe stato fallire.
Alfonzo, che come al solito non capisce un cazzo, rispose "Kekko hai ragione, chell è na cor r'araost e io di code di aragosta ne ho prese tante"
Carlo, cogliendo la palla al balzo disse: "Non ho cpito bene, tu hai preso tante code d'aragosta? mah...contento te."
[....]
nota: a questo punto, presi dalle risate,la storia si è confusa e non si è capito nulla. Appena i fumi dell'alchol smetteranno di fare presa scriverò il seguito.
Annozz Ngann= ti si blocca in gola September 22 Ti chiuderanno la bocca e tu scriviDedicato a te che mi hai detto che se me ne fossi uscito in silenzio avrei fatto più bella figura.
W la critica gratuita. September 19 Un giorno di ordinaria follia III “Pronto” disse la voce maschile dall’altro capo del telefono.
“Non credo di aver sbagliato niente e le cose dille in faccia!!!!”, tuonò lei con tutta la rabbia che avesse in corpo. ”WOW”, esclamò lui una volta capito chi fosse all'altro capo. “Non credi ? Certo che hai una bella faccia tosta”, le disse mentre pensava a tutto quello che gli aveva fatto negli ultimi mesi. “Togli sta cazzo di frase”, urlò lei con più rabbia ancora. Il suo cuore battè velocissimo. Nonostante l'indifferenza e tutti i colpi gobbi ricevuti, la voce di lei lo emozionava ancora. Fece appello a tutto il suo autocontrollo per non lasciar trasparire la sua emozione dalla voce e le disse: “Per me la frase resta, toglila tu se vuoi”. “Cosa ho sbagliato? Mi dà fastidio che metti in giro frasi che mi riguardano o meglio, frasi in cui nomini altre persone”. Come poteva dire una cosa del genere? Era davvero stupida come voleva lasciar credere o stava recitando così magistralmente? Com'era possibile che, dopo tutto quello che aveva fatto avesse anche il coraggio di chiedere cosa avesse sbagliato. Per la prima volta in vita sua sentì di essere stato con una estranea. “Davvero sei infastidita da una cosa del genere? Tu che quando è stato il momento hai saputo dirne di cotte e di crude sul conto di tutte”. “Cosa c’è, temi per la tua reputazione nella casa? Hai paura che tutti scoprano, finalmente, la tua falsità? E, comunque, a me ha dato fastidio che tu mi abbia tradito eppure non ho potuto farci nulla.” Non rispose subito. Accusò il colpo. Tentennò alcuni istanti con la voce poi disse: “Io non ti ho mai tradito” “Nooo”, disse lui in tono canzonatorio. In altre situazioni avrebbe citato una scena tratta da una commedia di Salemme, la stessa che ha messo all'apertura del blog. Non lo fece. Era certo che lei non l'avrebbe capita. Capì che la sua bugia non aveva basi allora e, come se si correggesse, disse: “Te l'ho detto appena è successo” Un impeto di rabbia prese il sopravvento e la sua apparente calma fu cancellata dal mare sensazioni che esplosero e si espansero in lui. “Non è vero. Non me lo hai detto, come non mi hai detto tante altre cose. - e spero che ne porti il peso per tutta la vita-”. “Hai parlato solo dopo che io ho insistito e sempre protetta da un telefono. Non sei stata all'altezza ne della fiducia ne del rispetto che ti avevo dato”. “Mi hai riempito di menzogne e sei fuggita con le tue colpe”. “Ti sei nascosta dietro la scusa che non riuscivi a guardarmi negli occhi”. Si calmò nuovamente. “Eri lontano”, disse quasi per convincersi che quella fosse stata la causa di tutto. Per convincersi che la vera causa della fine della loro storia non fosse la sua debolezza mentale e caratteriale ma l'assenza, obbligata, di lui. Lui, come sempre, sentiva come suoi i pensieri di lei e quasi a precederla le disse: “Non è una scusante valida e lo sai”. Poi, per renderla partecipe delle sue nuove scoperte le chiese: “Comunque come procede il vostro amore, tutto bene?” “Si, tutto bene”, disse lei con voce stizzita. Come sempre era infastidita dal fatto che lui riuscisse ad anticipare i suoi stessi pensieri, come se abitasse nella sua testa. Sapeva bene che le sue erano le parole di chi ha ragione. Sapeva e provava ribrezzo per se stessa ma mai gli avrebbe dato la soddisfazione di ammetterlo. Capì di averla colpita e allora incalzò.“Viene ancora sotto la tua finestra e aspetta che ti affacci per salire o lo faceva solo mentre io ero in TURCHIA?” “Mi fai ridere, BASTA!” Ormai non riusciva più a sostenere il peso della comunicazione. Decise la conversazione iniziava ad annoiarlo, allora decise di prenderla nel suo punto debole. Sapeva bene che di li a poco la comunicazione sarebbe stata interrotta in un gesto d'ira. “Mi fai pena.”, le disse nel modo più aspro possibile. Il sangue le affluì velocemente al cervello. Sentiva la pressione del liquido rosso premere sulle pareti delle vene della faccia. Divenne rossa in volto. Smise di ascoltare quello che lui stesse dicendo e strillò: “Io non faccio pena a nessuno.” Il resto della conversazione si concluse in un attimo. Il tempo accellerò. Le parole volarono veloci a pungenti. “A me si”, disse lui in tono di sfida. Lei abboccando in pieno: “Non ti permettere, stai sbagliando.” “Io?” la canzonò lui molto divertito. “Sei accecato dalla rabbia.Vabbè, Frà, non mi và più di parlare.” Chiuse la conversazione. Non voleva dargli altre soddisfazione. Aveva sbagliato a chiamarlo, era abboccata alla sua esca e aveva agito nel modo che lui voleva. Che sciocca. Lui rimase a fissare il telefono. Quante volte le aveva detto che non gli piace essere attaccato il telefono in faccia. Lasciò che la rabbia sbollisse - aveva le mani tremanti e sudate - poi, come se nulla fosse, riprese a giocare. Nuove domande si erano aggiunte e meno risposte erano arrivate. Una sola consapevolezza: l'essere stato lasciato, la cosa che aveva sempre visto come negativa, in realtà si stava dimostrando una vera botta di culo.
September 16 Un giorno di ordinaria follia IISi svegliò di soprassalto. Qualcuno era entrato nella stanza e, camminando, gli aveva sfiorato il piede. Si rese subito conto di dove fosse. Era nella sua stanza, nel suo letto. Non ricordava quando, la notte prima, fosse andato a dormire e nemmeno cosa avesse fatto la sera prima.
Impiegò alcuni minuti prima di realizzare chi fosse la presenza nella stanza: sua madre. Come tutte le mattine era entrata a mettere in ordine il casino che lui aveva lasciato la notte prima."Giorno, mà!", le disse a mò di grugnito così da farle intendere che non aveva gradito la sveglia. Allungò il braccio in direzione del ripiano del mobile vicino al letto, tastò in giro fino a trovare quello che cercava. Prese il cellulare e schiacciò il tasto Canc così da illuminare il display e vedere l'ora. Le 11:30. Quanto tempo aveva dormito?. Non se lo ricordava.
Restò ancora due minuti nel letto poi s'alzò e andò in cucina. Odiva il passaggio da ombra a luce, era uuna cosa fastidiosissima per i suoi occhi sensibili alla luce forte. Passato il momentaneo accecamento vide sua nonna, la sua dolce e adorata nonna, seduta al tavolo intenta a guardare la televisione. Le si avvicinò silenzioso e, senza dire nessuna parola, le baciò il collo, come faceva sempre, e lei gli accarezzo la testa. Voleva molto bene a sua nonna anche se non glielo dimostrava mai.
Andò in baglio e si buttò sotto la doccia. Lasciò che l'acqua gli scorresse addosso mentre, a poco a poco, ritornava padrone dei suoi ricordi e riprendeva contatto con la realtà. Ricordò ogni azione fatta la sera prima e, sopratutto, ricordò cosa si aspettasse da questa giornata.
Finì di lavarsi velocemente e andò direttamente nella sua stanza senza fermarsi in la cucina. Una voltà lì accese il compute portatile, attese che si caricasse il sistema operativo e lanciò l'applicativo Live Messenger. C'erano collegati solo alcuni suoi amici, nessuno di quello che si aspettava.
Tornò in cucina. La nonna, approfittando di un attimo di publicità, gli chiese "Con MArika?". - Marika era la sua ex ragazza. La ragazza che lo aveva lasciato, dopo un lungo periodo di lontanaza, lasciando lui e tutta la sua famiglia con un palmo di naso -.
Le disse un distratto "Nulla", e nel frattempo, avvivinandosi alla nonna, pensò "Come può ancora pensare a lei? dopo tutto quello che ha fatto?...mah". Le diede un bacio e ritornò in camera sua.
Fece la faccende domestiche e si mise a giocare. World of Warcraft. Andava pazzo per quel gioco. Un mondo virtuale potenzialmente illimitato, la possibilità di crescere un personaggio e di mettere in atto tutto ciò che nella vita reale non si può più. Si mise a giocare e, come al solito, si alienò dal mondo. A riportarlo indietro fu lo squillo di un cellulare: il suo. " hoketi poketi hoketi wa", la sua nuova suoneria. Mago merlino che faceva le valige. Un modo come un altro per indicare la sua eterna condizione di viaggiatore nel mondo. Prese il telefono e, senza neanche guardare il chiamante, rispose. "Pronto.."
Aprì gli occhi di soprassalto e capì cosa l'avesse svegliata. Il pupazzo di Diddlina,regalo del suo ex, era caduto dalla sedia e le era andato a finire sul viso. Ricodava ancora la sera in cui lui glielo portò.
Era il 20 Dicembre, l'ultima sera prima di ritornare a casa dei suoi genitori fino a capodanno. Lui, che le aveva fatto credere che non sarabbe andato, si presentò senza preavviso. Gli aprì la porta Kekka, la sua amica di stanza, e per poco non emise un urlo quando vide il regalo che lui aveva in spalla. In cucina c'erano tutti, tutto il grupo era là riunito. Lui passo senza fermarsi, salutando di sfuggita, col suo grosso regalo sulle spalle, diretto verso la stanza di lei. Si fermò prima dell'ingresso e lasciò che il pupazzolo precedesse sulla soglia. Capì che le piacque dal sonoro strillo che lei diede. Quella sera le regalò una Diddlina gigante alta quasi quanto lei.
Si alzò dal letto lanciando uno sguardo al suo nuovo compagno. Chissà se sarà mai dolce come il suo predecessore.
Come su solito si alzò, aprì la finestra della sua camera e s'accese una sigaretta. Passò alcuni minuti a guardare i fiori gelatinosi attaccati al vetro, ance questi regalo del suo ex, finchè qualcosa non attirò la sua attenzione.
Un lenzuolo bianco, inchiodato sul muro astante la sua camera, aveva attirato la sua attenzione. Disegnato sopra c'era una enorme busta per le lettere e una semplice frase "X te.". Capì fin da subito che fosse destinato a lei. Senza neanche chiudere la finestra entrò in camera, indossò le pantofole e corse verso la porta. Corse così velocemente che neanche si accorse della amica che, per lasciarle la stanza, aveva dormito in cucina. Scese le scale di corsa e, ormai senza fiato, si fermò davanti il telo. Adesso, a quella distanza, poteva leggere una frase scritta a penna, invisibile da lontano. "Questo è il mio ultimo regalo per te."
Strappò il telo dal muro con tutta la rabbia di cui fosse capace, convinta che il suo gesto avesse cancellato per sempre le ultime tracce del suo passato. Si sbagliava. Fin ora nascosta dal telo c'era, graffitata sul muro, un'altra frase: "E tu ti permettesti di criticare gabriella??".
Se fosse possibile, odiò ancora di più il suo ex fidanzato. Sapeva che era opera sua. Capì che la sensazione della sua presenza provata la sera prima non era una sua illusione. Davvero lui era stato lì. Il ragazzo col cappuccio, cazzo!
Salì le scale ancora più velocemente. Entrò in casa sbattendo la porta e si fiondò in camera sua. Prese il cellulare e, con le mani tremanti di rabbia, compose il suo numero. Uno squillo, due, tre... poi una voce :"Pronto!" Un giorno di ordinaria follia IQuella sera scese. Come tante altre volte si mise a tracolla la borsa a due sacche che anni pirma aveva comperato da Alcot. Amava quella borsa. Appena la vide si innamorò delle sue ampie sacche, dei moschettoni di ferro e delle cinghie laterali. La amava perchè al suo interno poteva entrarci di tutto. Quella sera vi aveva riposto una bombola spray colore nero, un tappino per linee grandi, un lenzuolo bianco precedentemente comperato, una pezza, due chiodi ed un passamontagna.
Prese con se il quaderno su cui, da anni, scriveva ogni suo pensiero e si incamminò verso l'uscita, facendo attenzione che la bomboletta non facesse nessun ruomore. Benche fossero anni, ormai, che i suoi genitori sapessero che lui graffitasse, era sufficiente il rumore del miscelatore della bomola per scatenare una guerra domenstica. In giorni diversi non avrebbe ami avuto tanta premura ne tantomeno sarebbe scappato come un ladro dai suoi genitori ma questa sera era diversa, il suo obirttivo era troppo importante per poter essere interrotto da qualcuno.
Da mesi, ormai, pensava a come rendere il favore all'unica persona che, in tutta la sua vita, aveva avuto la possibilità di ferirlo e lo aveva fatto. Dopo attente riflessioni optò per la classica frase di fronte la finestra. Aveva intenzione di lasciare un segno indelebile nella sua vita, così come lei aveva fatto con lui.
La struttura del palazzo dove lei abitava si prestava perfettamente al suo piano. Un tipico palazzo napoletano, un grande piazzale con le case che affacciano sull'interno. Al piano terra numerosi garage. Sopra uno di questi, il centrale, la sua finestra. Sul muro astante avrebbe realizzato la sua opera di fronte avrebbe attuato la sua opera.
Non prese l'auto, andò con la metro. Il viaggio fu più lungo del previsto. La durata normale, di circa 30 minuti, sembrò raddoppiare. Ad ogni fermata si ripeteva le fasi del suo piano. Non doveva sbagliare nulla, sopratutto non doveva essere visto da lei. Voleva che fosse una sorpresa mattutina - ecco perchè aveva scelto il nero e quell'angolo di muro che la notte diventa buio. Giunto al capolinea aveva ripetuto il piano almeno 20 vote.
Uscì dalla stazione della Metro, svoltò nel vicoletto che porta a Piazza del Gesù e si infilò in un bar per prendere una birra. Come al solito ordinò una Guinnes, la sua preferita. Amavo il suo gusto amaro, come pensava spesso lui "Amaro come la vita". La bevve quasi d'un fiato, assaporò il freddo liquido scendere giù per la gola fino allo stomaco. Aspetto che salisse l'amaro per uscire dal bar e incamminarsi verso la sua meta.
Lungo la via si ritrovò a pensare agli ultimi 7 mesi, alle volte in cui aveva percorso quella strada per andare da lei e, sopratutto, alle sere che aveva trascorso tra le sue braccia nel suo letto. Nonostante fossero passati diversi mesi, ormai, da quando lo lasciò, conservava ancora vivo il ricordo di quei momenti. Come un tesoro inestimabile non voleva assolutamente separarsene.
Imbocco la strada dove parcheggiava sempre l'auto ed arrivò fuori al suo portone, come sempre aperto. Si guardò intorno ed entro.
Passò alcuni minuti ad ascoltare le voci del palazzo. Studì ogni signolo suono così da scoprire immediatamente una eventuale fonte di pericolo. Mentre faceva questo si ritrovò a fissare la finestra della camera di lei. La stessa finestra da cui si affacciava, tutte le sere, dopo aver fatto all'amore. Le luci all'interno erano spente. "Chissà dov'è? Con chi sarà uscita?", poi sorrise, "Poco male, qualcosa in meno di cui preoccuparmi".
Estrasse dalla borsa la bomboletta, precedentement agitata, innestò il tappino e, con una certa perizia, iniziò a tracciare le linee della sua opera. Alla fine prese il lenzuolo e lo inchiodò, aiutadosi con un sasso trovato lì vicino, sopra la sua opera.
Uscì a passo veloce dal palazzo, nessuono lo aveva visto. Udì da lontano le voci di due persone che ridevano avvicinarsi nella sua direzione. Una voce nota, dove l'aveva già sentita?. Ci volle poco che capire a chi appartenesse, era la voce di chi lo aveva spinto, con le sue azioni, ad essere li. Sollevò il cappuccio della felpa, abbassò la testa e camminò lungo la stessa direzione ma in senso opposto. Le passò vicino, quasi le tocco la spalla. Assaporò il suo profumo sparso nell'aria così come faceva tutte le mattine dopo una notte d'amore. Lei, intenta a chiacchierare con il suo accompagnatore quasi non si accorse di lui. Fatti ancora altri passsi, lui svoltò in un angolo e si fermò. Il cuore gli batteva a mille. Aspettò che entrassero nel palazzo poi li seguì. Due minuti dopo vide la luce della stanza di lei accendersi e poi spegnersi. Capì subito il perchè: Quante volte avevano fatto questione sul fatto che a lui piacesse fare l'amore con la luce accesa mentre a lei no. "Ora si che sono una foto sbiadita mai appesa sul tuo cartello della felicità", disse come se parlasse a lei. Con un soriso amareggiato tornò a casa. Fece una doccia per cercare di scacciare i mille pensieri che nel frattempo si erano insinuati nella sua testa, impresse i fatti salienti della giornata sul suo diario e poi andò a letto. Lì attese l'arrivo del nuovo giorno.
September 14 Sogno di mezza estateIl bambino era lì, fermo nel buoi, fissava da dietro la finestra la donna dall'altra parte della strada. La vedeva assorta nei suoi pensieri, immobile a guardare lo scorrere del tempo. Quasi ad assaporare l'intensità di ogni piccolo attimo. La guardava rapito. Il suo volto angelico, i suoi capelli biondi, i suoi meravigliosi occhi verdi. Le sue labbra. Mai, in vita sua, aveva visto qualcosa di più invitante eppure, allo stesso tempo, così lontano e assente. Il volto di lei, illuminato dalla fioca luce del fuoco, rievocava nella sua mente immagini di miti nordici. Donne dalla bellezza angelica, forti e fiere. Madri e figle di grandi uomini. Capaci mi mille piaceri e di mille dolcezze. Donne in grado di trasformare un uomo in un dio.
Guardandola si perse nei suoi pensieri ed iniziò a fantasticare.
Si proiettò in un mondo in cui lui, da grande, riusciva a conoscere quella magnifica donna. Il tempo per lei non era passato. Bella ed eterna. Finalmente riusciva ad avvicinarsi a lei. Lei che per anni aveva cosiderato così lontana, così distante. Lei che era stato il suo sogno da bambino.
Prima ebbe il suo numero poi le sue attenzioni ed in fine il suo cuore.
Visse con lei giorni stupendi. Più volte viaggiorno insieme oltre le nuvole fino alla casa degli angeli. La passione li seguì come fedele compagna, aiutandoli a sostenere le pesanti prove che la loro unione portava. Col tempo subentrò anche l'amore. Luminoso come una candela, faceva luce sui loro passi. Nulla sarebbe stato buio finchè lui fosse stato con loro. Lui lo sapeva e ne era felice.
Si sentiva appagato. Sentiva di aver raggiunto il proprio nirvana. Non chiedeva altro alla vita se non preservare quella equilibro. Per lei avrebbe fatto di tutto. Le avrebbe dato anche la luna se l'avesse chiesta.
Un giorno, dopo averci pensato a lungo, decise che era giunto il momento. Voleva che lei diventasse la sua compagna per la vita. La voleva per se e per i suoi futuri figli. Voleva chiederle di sposarlo.
Si preparò il discorso, scelse il luogo e il momento adatto. Tutto doveva essere perfetto. Perfetto come lei.
Entrarono insieme nel posto che lui aveva scelto per confidarle il suo amore. Mano nella mano, come sempre, arrivarono al tavolo che aveva prenotato. Ad attenderlo una brutta sorpresa. Un uomo, un altro uomo, era seduto al posto che doveva essere suo.
Incurante, la donna prese posto.
Lei, che adesso agli occhi di lui era un'estranea, cenava amabilmente con il commensale. Lui, immobile nel suo dolore, fissava la scena attonito. Cercò di parlarle ma il tempo accellerò, le immagini si confusero, si mescolarono ed in fine il nulla.
Il bambino aprì gli occhi.Il suo cuore batteva a mille. Nuovamente avvolto dal buio si ritrovo ansimante sul pavimento della sua stanza. Aveva sognato. Era stato tutto un sogno. S'alzo di scatto e corse, ancora affannato dallo spavento, alla finestra.
La donna era ancora lì. Raffreddata dalle basse temperature esterne continuava a cercare sollievo dal live tepore di un fuocherello.
Non era cambiato nulla.
Una macchia, proveniente chissà da dove, le si ferma davanti. Il bambino la vede contrattare su qualcosa. La vede gesticolare con le mani mentre fa il gesto che indica "soldi". Poi la vede annuire.
Sorridente entra nell'auto. Salendo il suo sguardo si incontra con quello di un bambino affacciato alla finestra. Quasi indugia. In fine entra.
Chiude la portiera poi, la macchina parte.
Il piccolo, spaesato, resta solo a fissare il luogo dove pochi minuti prima c'era la donna dei suoi sogni. La donna che gli aveva fatto conoscere amore e odio ed ora solitudine...
September 12 Sarò mondo e nel mondo vivrò"Ogni giorno fa un pò meno male"
Non è vero.
Ci sono giorni in cui nessun pensiero mi attraversa la testa ed altri in cui rivivo, istante per istante, gli ultimi dolorosi eventi del mio recente passato.
Giorni in cui davvero non fa male, altri, in cui il passato viene a bussare prepotente alla mia porta, che nn basterebbero fazzoletti se mi lasciassi andare.
Ho giurato di non farlo.
Non piangerò.
Non per lei.
Non è degna.
Chiunque ma non lei.
Non puoi piangere la perdita di chi ti ha saputo regalare solo menzogne,
che all'ombra del tuo amore ti tradiva con chi chiamavi amico.
Non puoi sentire la mancanza di chi ti ha allontanato dagli amici, lasciandoti solo,e
che non è stata all'altezza delle proprie azioni.
Non puoi dedicare i tuoi pensieri a chi non ha saputo darti spiegazioni, lasciandoti a soffrire come un cane, continuando serena la sua vita.
Un essere così non è degno di nulla.
Non esiste sentimento, buono o cattivo, che gli si addica.
"La candela che brilla il doppio del suo splendore brucia in metà del tempo...e tu hai sempre bruciato da entrambe le parti"
September 07 La casa delle Ombre.........Tornare nella casa delle ombre. Vivere nuovamente emozioni che da tempo nn provavi...nuovi e vechhi pensieri si mescolano.
Le voci del passato ritornano al presente parlando del futuro. Racconti di cose mai raccontate, tenute taciute.
Il dubbio, che mai ha abitato questa casa , è ormai gradito ospitre. Troppe cose strane sono successe per essere vero.
Troppi indizi giravano per l'aria. Troppi che hanno taciuto. Nessuno che abbia parlato.
E' stato bello tornare.
Rivedere voi, vecchi amici che a lungo non ci siete stati. Parlare di cose stupide e, in silenzio, calmare il mare in tempesta che ci ha agitati.
Che mi ha agitato e che ora, che ritorno al letto di pensieri, s'increspa nuovamente.
E' stato brutto tornare.
La voglia di spaccare, di sfogarmi di strillare...la voglia di fare tutto a pezzi. Prendere la riga e liberare il tavolo. Il mio tavolo.
Unaa rabbia che ti prende e ti sale dall'anima. Un bruciore...fuoco che ti arde dentro. Fissi un oggetto e lo vedi mentre prende fuoco davanti a te. Si contorce, di deforma...alla fine non resta più nulla...solo cenere....Poi ti chiamano, ti riprend e lo rivedi ancora lì. fermo e immobile dov'era carico del tuo odio. L'odio che provi per chi ti ha tradito.
Pensare a tutto.
Pensare alle due strade temporali che si sono create nella domanda "mi accompagni?". Uno che viene con voi...incontra gente...incotra chi vorrebbe ( e che nn lo vuole incotrare )...forse incontra chi nn vorrebbe incontrare mai ( per non vedere in faccia gli occhi di chi tradisce )...e rivede quel posto che a lungo ha creduto mondo sicuro. L'altro che torna a casa. Ricomincia a pensare...chatta con amici e di getto scrive i suoi pensieri e parla del suo odio.
"Mi casa es tu casa" September 05 Tempo per pensare...Quanto tempo ho guadagnato da quando
una parte di me se ne è andata.
Tanto grande è stato il vuoto che ha creato
che quasi rischiavo di caderci dentro.
Una parte mia che ha abitato un nuovo corpo,
ha maturato nuovi pensieri e se ne è andata.
Ora siamo in 999.
Uno in meno ma comunque sufficienti per andare avanti.
Continuiamo a camminare nel silenzio e nell'ombra.
Canzoni tristi ma profonde a farci da colonna.
Pensieri silenziosamete pieni di nulla.
La consapevolezza di non essere più quelli di prima;
Nemmeno quelli di domani.
...
Un solo pensiero.
"Xke chi ti regala un quaderno poi ti dice di non parlare?"
Tributo all'ex collega, TOMMASODi seguito una frase che sovente, Tommaso, dedicava a Luigi.
"Si' a suvrchiatur ra' sfaccimm ra gent"
Volendo utilizzare un linguaggio meno aulico e piu' accessibile,
una probabile traduzione sarebbe:
Sei lo scarto avanzato dalla materia meno nobile e piu' proteica dello scibile umano.
Grande Tommaso, Sempre nei nostri sorrisi.
September 04 Agli amici che hanno fatto la mia estateSi ritorna a lavorare. Ieri il primo giorno e, nonostante le abbondanti dormite fatte in vacanza, ho un sonno di quelli micidiali.
Mi tengo in piedi per miracolo. Talmente tanta e' la stanchezza che mi annoio addirittura di annoiarmi.
Penso in continuazione a cosa mi e' accaduto inquesti giorni, in questi pochi giorni di sofferenza mista a piacere.
Una parte del mio futuro e' morta per sempre mentre una parte del mio passato ha ripreso vita.
Gli amici, quelli veri, sono finalmente tornati.
Con loro ritornano allegri momenti senza tempo, chiacchierate al chiaro di luna tra una cameriera e l'altra e la condivisione dei nostri pesanti fardelli ( benche' una piccola parte del mio, la piu' pesante, triste e malinconia, la serbo solo per me).
- Non sono pazzo. Non conservo cose il cui pensiero mi arreca dolore ma queste nn sono mie verita' quindi le devo custodire gelosamente. Nonostante il fatto che avvelenino continuamente i miei pensieri. -
Penso continuamente a voi, insperate amiche elettroniche sempre presenti nelle mie giornate vuote. A voi a cui devo molto e per cui provo un insolito sentimento di bene. Un bene profodo che viene dall'anima. Un bacio a te Principessa dei fiori velenosi e a te, Accesa Rosa Rossa.
Un abbraccio anche ad ALE ( e nun essr gelus...)...a cui penso alrettanto spesso e che chiamo altrettanto meno spesso...ma forse ho perso il numero?!?!?!?!!?
Un bacio forte e intenso allo specchio delle mie brame che ogni giorno di piu' mi mostra i riflessi sfasati della mia anima.
Anche per te c'e' un bacio, ALE. ( comm saje tu ) eterna amica di sempre pronta a mandarmi a fanculo piuttosto che ascoltare un mio coniglio.
Infine saluto voi, amici e nemici che non ho citato ma che ci siete stati e che, comunque, avete contribuito a rendermi cio' che ora sono:
" tra i primi ad essere amati e tra gli ultimi ad essere dimenticati "
September 03 Bentornata notte allo specchioSoli, nella casa dei sogni ad un passo dal regno delle fantasia, ti ho trovta.
Mi hai abbracciato.
Ci siamo fusi.
Da due che eravamo siamo diventati uno. Un solo respiro, una sola mente, un solo battito. Un solo cuore.
Uniti nell'eterna brevità di quell'istante, in cui anche il tempo si è fermato a guardare, ci siamo riuniti.
5 minuti. Tutto in 5 brevi minuti.
Senti la passione che come un fiume in piena rompe gli argini, ti inonda. inonda Lei e Lei inonda te.
Mille vite in un solo istante.
Mille voci nel silenzio.
L'alba a mezzanotte.
Un sogno a lungo atteso che prende vita...
...
..
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lo squillo di un telefono.
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